Film : La grande Bellezza

Ho appena spento la tivù. Anzi, per me è come se fosse spenta, mia madre continua invece a dormicchiare raggomitolata sotto la coperta nell'angolo più comodo del divano. Sarà per questo che non mi sono addormentata, o forse perché volevo proprio finire di vederlo, il film. Di minuto in minuto cercavo con attenzione di captare il momento del cambio di registro, la parola chiave, di svolta, o l'inizio di una storia che fosse tale, insomma, un appiglio, un qualcosa. Niente. E non fraintendete, a me il film è piaciuto. E' stato un piacere guardarlo, fra le stereotipate critiche - a tutto il genere umano, chè il particolare è spesso sinonimo e rappresentante dell'universale - e la deliziosa fotografia, fra lo splendore dell'arte e la decadenza della pelle, in un turbinare di oggetti, persone e luoghi, una specie di horror vacui fatto film, in tutta quella luce e quelle pose che ricordano quadri di Caravaggio e fotografie di reportage di luoghi lontani assieme, mischiate. In tutto il film vi è un estremo senso del bello, dell'estetica, e un'estrema sensazione di vuoto nonostante il "pieno" delle immagini. Ecco. Io non saprei che altro aggiungere.
Nella vita vera, quando si vive qualcosa di bello, e quando lo si vede, ci si sente permeati da qualcosa, si gioisce del momento, ci si sente parte di quella situazione, di quella sensazione, non si può smettere di ridere, o di rimanere con lo sguardo fisso e il sorriso estatico, nella contemplazione. E poi resta tutto dentro, e lo si rivive, e lo si ricorda, è qualcosa di pieno, davvero, di fisico quasi. E' significante e significato assieme, contenitore e contenuto. Io, nel caso di questo film, vedo un bellissimo contenitore, e un contenuto che vi sciaborda dentro, come quando una mano anziana fa tremare la tazza di te e le gocce brune finiscono sulla pelle già macchiata dall'età.

Commenti

Post più popolari