mercoledì 15 gennaio 2014

e lui.

C’è una stanza, e nella poca luce di un tramonto senza sole si vedono i mobili, una libreria su un lato e una scrivania di legno, di quelle vecchie, accanto. E  la sua sedia, anch’essa di legno, anch’essa vecchia, tarlata, che odora di altri tempi e altre stanze. La luce arriva dalla finestra, grande, con tende leggere e color della sabbia, che non sai mai quanto sia grigia e quanto dorata. Anche la luce è del colore della sabbia. In tutta questa sabbia spicca in mezzo alla stanza il pianoforte. È un pianoforte lucido e nero, su esso scintillano i granelli di polvere se la luce li colpisce con la giusta inclinazione. E al pianoforte è seduto un uomo. Anche la sua barba è del colore della sabbia, ma è sabbia dorata, e i suoi occhi sono del colore del cielo, ma è il cielo terso dell’estate. E lui suona una melodia nuova alle mie orecchie, che sono lì e ascoltano. Le mie orecchie. I miei occhi guardano. La mia pelle sente. Il mio naso annusa.  Frequenze nell’aria, che le orecchie sentono, che gli occhi guardano, che la pelle sente, che il naso annusa. Dalla soglia vedo e sento i piedi muoversi in avanti. Come una calamita. Attratti. Tutta la mia pelle vuole essere partecipe. Alla fine della melodia io sono lì, in mezzo alla stanza assieme al pianoforte e all’uomo e io sono solo io, spoglia e del colore della sabbia  e dell'erba e calda del colore del sole. Tutti i miei sensi vogliono essere toccati e l’unico pensiero che forma una parola dentro me è il gusto. E lui…

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