domenica 29 dicembre 2013

sono le due di mattina e io...

sono le due di mattina del ventinovedicembreduemilatredici, e io sto. si, sto perché esi-sto. ma dire COME sto, quella è tutta un'altra faccenda. Che poi, tutto sommato, questo duemilatredici è stato un anno meraviglioso, diciamocelo. E c'è stata l'eccezione, due giorni fa, che ha confermato la regola. E' stato più difficile e doloroso venire piantati di sana pianta - ahah che simpatica faccio anche il gioco di parole, batti cinque fratello! - si, insomma, è stato più difficile ciò che mollare quello che è stato il proprio moroso per sei lunghi anni, ad agosto, dopo un anno logoro e duro che ha scalfito la me più profonda fino al bieco cinismo posato , tipo quello da cantautorato dicono gli zen circus. E così ora mi rendo conto anche del male che ho fatto, e mi rendo conto di quello che non mi sono meritata e anche di quello che avrei meritato e che invece non ho avuto. Perché in fondo, l'autocommiserazione è li a due passi, ma anche fare gli stoici e i forti quando non ce n'è bisogno è un po' una moda. Quasi come scrivere in questo modo qua, pieno di parole vuote, visto che in fondo in tutte queste righe non ho ancora detto nulla di utile, semmai di utile io possa dire qualcosa, né di interessante, semmai di interessante io possa dire qualcosa. E insomma. Sono le due, anzi, ormai le due e quattordici minuti, del ventinovedicembreduemilatredici e potrei anche scrivere un post di quelli "tiriamo le somme dell'anno passato e i dadi per l'anno futuro". Quasi quasi lo faccio. Anzi si, lo faccio proprio. Ora che sono arrivate le due e quindici, mi sembra un buon orario per cominciare:

il 2013 inizia bene, festa di capodanno, l'epifania a casa, poi di nuovo a Milano, poi di nuovo routine scuola-libri-neve-foto-foto-foto-ebbastaconstefoto..anzi no, ancora foto. Arriva la primavera, assieme ai primi fiori fiorisco anch'io, una nuova e più bella me mi nasce dentro, sorrido da sola al mondo sul monte stella, a QT8, questo quartiere artificiale pieno di alberi e sole. finalmente. e poi è tutta discesa, in un vortice di avvenimenti, di sorrisi e lacrime, tanti gli uni quante le altre, che mi portano dritta dritta ad un pomeriggio di agosto, sull'appennino modenese, a piangere le ultime lacrime dell'amore finito fra le braccia del mio amico F. e della mia amica M. mentre Mina canta a squarciagola tra le trame di iTunes. Concludo da sola, qualche giorno dopo, la storia d'amore più importante e lunga della mia vita. Niente strascichi né ripensamenti, qualche senso di colpa e però la vita è piena e troppo bella per farla finire lì. Poco dopo accadrà che tornerò in quella regione maledetta e sacra che è l'emiliaromagna, e tra un sorriso e un massaggio incontro e mi scontro ed entro in contatto con una persona che diventerà speciale. Una persona che mi ha dato tanto di sé e a cui mi sono offerta pienamente e col sorriso, che mi ha tenuto compagnia in ogni momento degli ultimi tre mesi. intensi, belli, dolci, forti, passionali tre mesi. C'è stata la folgorazione di New York di cui non posso non parlare. E'stata la prima volta in cui mi sono innamorata di una città e sognavo ritorni romantici fra le braccia sue, del rugbista skinhead che mi aveva fottutamente fottuto. E però. Però le cose belle, a quanto pare, finiscono. E così mi ritrovo oggi, con un metaforico pugno nelle costole, che non accenna ad andarsene, un'altalena di emozioni e lo sguardo talvolta perso nel vuoto. Però questo duemilatredici non lo dimenticherò mai, mai per nessun motivo dimenticherò questa vita folgorante. la sensazione è quella di correre, fuori dal proprio corpo, come se la materia non riuscisse più a stare attaccata allo spirito, e così capita che tu corri e ti guardi indietro e ti vedi lì, ferma immobile e sorridente mentre tu, tu quella vera, piena di vita e di sogni e di amore e di odio e di tutto l'esperibile umano, sei duecento metri più avanti e mezz'ora in anticipo sul tuo corpo e prevedi ogni cosa mentre, pian piano, il tuo corpo ti raggiunge e capisce, ormai troppo tardi, dove mettere le zampe cariche di energia.

Però vaffanculo, io sono viva. e siccome sono viva e lo sguardo lo posso sono puntare avanti a me, allora penso al futuro. penso che se sono riuscita a vivere un anno così bello, anche il prossimo anno lo sarà, e non sopporto chi si  lamenta e basta, e voglio una dannata vita bella. sono anni che penso che l'aggettivo "bello" è fin troppo mal considerato. "oh com'è banale troviamone un altro". ma sticazzi, bello è un aggettivo bello. bello non è poco né troppo. E' bello. semplice e diretto. non hai bisogno di altro. il Bello ti toglie il fiato, ti strappa il cuore, il pompa il sangue nelle vene, ti da calore e di che altro hai bisogno, giovane lupo selvatico? sei bello, corri e respira l'aria fredda finchè non ti fanno male i polmoni.

lunedì 14 ottobre 2013

il post dei "se"

Se non avessi deciso di intraprendere il corso di fotografia a Milano...
Se non fossi stata in corso con Marti e Fra...
Se l'amicizia con loro non fosse diventata così splendida..
Se non avessimo deciso di andare a trovarlo, io e Marti, quando ci ha invitate a metà agosto..
Se poi lui non ci avesse chiesto se volevamo tornare a Modena per il Mutina Boica...
Se non avessi lavorato al Mutina Boica..
Se non avessi venduto terribili bomboloni al festival...
Se non fossi stata mezza brilla per 4 giorni di seguito...
Se Fra, ancora una volta, non mi avesse dato l'input per provarci..
Se avessi pensato anche solo minimamente di avere qualcosa da perdere...

Allora, non ti avrei mai trovato.


martedì 26 marzo 2013

Barba di Gropp


[…] una volta, nelle Prealpi Orobiche, sopra il paesino di Ollera, in Val di Nese, a due passi dalla pianura, ho incontrato nella neve un gregge guidato da un solitario, roncola alla cintura, pelle segnata dalle intemperie, che aveva per soprannome Barba di Gropp. Scendeva come al rallentatore, anche le pecore erano un fiume lento. La barba grigia gli arrivava alle ginocchia, non se la tagliava mai. Era così lunga che se la teneva dentro il maglione , così che aveva conservato un riflesso giallo-senape che invece mancava nella parte esposta al sole. Aveva un bastone vecchio di trecento anni, cercò di ripetermi i nomi di chi l'aveva avuto prima di lui, ma a un certo punto si fermò perché, disse, le dita di due mani non gli bastavano per tutte le generazioni.
In bocca a quell'eremita avevo sentito per la prima volta un parlare bergamasco che non fosse imbarbarito dal capannone. Barba di Gropp scendeva nel querceto con passo morbido, gridava “Biri!” alle bestie, che immediatamente lo ascoltavano girandosi verso di lui, e io mi sentivo in Mongolia, non in Lombardia. “Un giorno mi ero ammalato gravemente”, raccontò, “ e avevo perso conoscenza. Sognai che ero davanti a una porta aperta piena di luce fortissima e rossastra. Su quella porta c'era San Pietro. Il vecchio mi faceva cenno di entrare, ma io gli dissi : ' Vediamo chi ha la barba più lunga'. Lui era sicuro di battermi. Io tirai fuori la mia barba nascosta nel maglione, che era lunga un metro, e vinsi. Quando mi svegliai ero sfebbrato e fuori pericolo.” Barba di Gropp disse che chi vive all'aperto sogna in modo diverso dalla gente di città. Soprattutto sa leggere i propri sogni.”

(Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti”, I Narratori Feltrinelli, Milano 2007, pag.119)

sabato 16 febbraio 2013

mi fai un baffo.


Hasselblad, 120mm macro con una lente addizionale da 0.5x se non ricordo male, ringflash. sbadabam.

lunedì 21 gennaio 2013

cose di Milano

Ci sono cose di Milano che mi piacciono. Oggi in treno, arrivando in città dopo uno dei miei soliti weekend torinesi col mio moroso, mi sono resa conto finalmente che ci sono cose di Milano che mi piacciono. Ci ho messo dei mesi ad accettarle, riconoscerle, comprenderle, ma ci sono.

Mi piacciono i graffiti sui vagoni della metro.
Mi piacciono le mille voci e le mille lingue parlate attorno a me.
Mi piacciono le vecchine con i loro cani che sfoggiano immancabilmente sgargianti cappottini imbottiti (talvolta anche in coordinato col cappotto della relativa vecchina).
Mi piacciono le persone che vanno al mercato, in tuta, con il carretto per la spesa e i soldi contati in tasca.
Mi piacciono i mercatini dell'usato della domenica sul naviglio grande.
Mi piacciono i parchi con lo spazio recintato così i cani possono correre senza stare al guinzaglio senza pericolo di finire sotto una macchina.
Mi piacciono gli aperitivi che con 5 euro ti abbuffi di cibo.
Mi piacciono le stazioni della metro quando sono vuote, che danno un senso di irrealtà.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...