giovedì 6 settembre 2012

Libri. 13: Peyton Place

Ormai già da alcuni mesi questo romanzo faceva capolino fra gli altri nella mia libreria, in attesa di essere preso in considerazione. Me l'ha prestato il moroso, presumendo - ora posso dire, a ragione - che mi sarebbe piaciuto. Così finalmente qualche giorno fa l'ho preso in mano, per sfuggire allo stallo che mi è preso con Notte e giorno.

Io non ne avevo idea ma questo romanzetto, scorrevole e intrigante, all'epoca della sua pubblicazione (1956) ha suscitato non poco scalpore, e da "un libretto da quattro soldi rozzo e piccante [...] diventa un romanzo generazionale letto di nascosto in ogni angolo d'America e del mondo, passato di mano in mano dopo aver contrassegnato con attenzione le pagine più salaci; una sintesi cruda e senza pretese dell'ipocrisia sessuale, del bigottismo, della grettezza di un'intera epoca e di una nazione; il racconto di una realtà contraffatta, nascosta, occultata allo sguardo." (da L'eterno ritorno di Peyton Place di Mattia Carratello, saggio in appendice al volume edito da Einaudi-stile libero). In fondo risulta facile immaginare come questo romanzo che racconta vita e scheletri negli armadi di una piccola cittadina insignificante nel cuore dell'America anni Quaranta possa rappresentare un'intera generazione in cambiamento, i cui genitori ancora scalpitano nell'antica pruderie, i cui figli saranno la generazione del boom economico post bellico. Nel lasso di tempo che va dal 1937 al 1945, la vita della cittadina viene categoricamente messa su di un impietoso piatto ed esaminata filo per filo, ogni piccolo segreto svelato (come se esistessero dei veri segreti, in un posto dove non si può nemmeno respirare, senza che il vicino e poi la cittadina intera lo venga a sapere). Ma paradossalmente, di fronte ai veri e grossi problemi, che siano alcolismo, malattie mentali o casi di molestie in casa, la città indossa dei giganteschi paraocchi. 

Consigliato? Si. Se non altro per passare piacevoli pomeriggi e qualche momento di riflessione e indignazione. E rendersi conto che in fondo in fondo il mondo non è poi così cambiato, in bene o in male. 

Note sull'autrice: matrimoni andati male, litri e litri d'alcol, morire a quarant'anni di cirrosi epatica. Una donna che ha vissuto intensamente. In questo senso si possono rileggere, nell'insieme dei personaggi femminili del testo, alcuni elementi che hanno sicuramente fatto parte della sua vita. Le parole "gli uomini sono tutti dei bastardi, figli di puttana" in bocca al personaggio di Nellie Cross non credo siano casuali. 

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